Certe volte, lo sconforto prende il sopravvento dentro di me.
Posso capire, infatti, che ci siano incomprensioni a livello verbale, quando parole dette possono esser male interpretate per un improvviso soffio di vento o un clacson che ne distorce il suono o il significato.
Ciò che, invece, non riesco a comprendere è come si possa equivocare su parole scritte su carta in maniera semplice, chiara, senza ermetismi di sorta.
Boh, va’ a capire i misteri della comunicazione.
Scripta non semper manent
La parola è la forma di comunicazione che prediligo.
Spesso, però, anche un sano silenzio dice molto.
Vivo sulle mie contraddizioni e, nonostante tutto, mi trovo a mio agio, pur detestando questo aspetto di me.
Come mai, sempre più di rado, ci si rende conto che ciò che si vede è solo una minima parte di ciò che è?
Superficialità, pressappochismo, approssimazione, tirare a campare senza avere rogne: i dogmi di una società allo sbando.
Ascolto un mio amico che non sentivo da un po’.
“Sai, ora la mia vita è più facile. Ho cambiato casa e abito vicino all’ufficio. Copro il tragitto in quattro cinque minuti al massimo. La casa è carina, l’ambiente mi piace: insomma, sto proprio bene. Mi manca solo una storia con una ragazza seria e che abbia intenzioni serie e poi sto a posto“.
Di certo, per lui trovare un alloggio è stato più semplice che trovare la donna che cercava.
La motivazione è la scintilla che rende caldo e piacevole anche il fuoco del sacrificio.
Se manca, è inutile sacrificarsi.
Rivolgo l’attenzione alla cronaca di questi ultimi giorni e a quanto accade, perché no, anche intorno a me: c’è chi vive di soprusi, di abusi, scavalca il prossimo, ignora la regola, deprime se stesso, soffoca l’amor proprio e l’universale concetto di umana dignità.
In un goffo tentativo di ridare valore alle radici dell’animo umano, mi chiedo cosa sia la dignità e – in preda a confusione circa il reale significato del termine dignità – cerco conforto in Wikipedia che recita testualmente:
“Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilità e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione…”
Valore, morale, onorabilità, dignità: termini ormai in consueto disuso.
Ci sono momenti in cui tutto sembra invadente: un sorriso, una parola, una presenza, una voce, anche un’assenza.
Il T9, cioè il dizionario integrato nei telefoni cellulari, è ormai diventato compagno di vita di quel che rimane della lingua italiana.
Qualche minuto fa, mi è capitato di scrivere un sms in cui, nel testo, compariva la parola “efficiente”. Grazie al T9 – che, senza l’intervento del suo proprietario che ne integra il contenuto, contiene solo poche parole (ad esempio, i verbi non sono riconosciuti al congiuntivo o condizionale – anche perché pochi li utilizzano) – ho scoperto che “efficiente” per il T9 è alternativo a “deficiente”.
Ci rifletto su perché anche questo è sintomo di un tempo che cambia.
Guardo lassù, in alto.
Con lo sguardo cerco loro, mie silenziose e immense tele di tessuto di spirito: le stelle.
Sorgente di luce cui affido così tanto di me.